Totila Re dei Goti

totila Il re dei Goti Totila fu uno dei protagonisti principali della guerra gotica, il conflitto iniziato nel 535 dall’imperatore bizantino Giustiniano per la conquista dell’Italia. Nella politica di Giustiniano, i Goti, da reggenti di un regno vassallo, erano diventati dei nemici da annientare per il fatto di essere seguaci del cristianesimo ariano, bollato di eresia dal concilio di Nicea. E per questo imperatore, che progettava di unificare Oriente e Occidente sotto il suo trono e sotto il cattolicesimo, ogni culto diverso era da reprimere. Sono ben documentate, infatti, le sue persecuzioni verso pagani, Ebrei ed eretici.

La guerra gotica si concluse con l’effimera vittoria dei Bizantini sui Goti di Totila che morì nel luglio del 552 per le ferite riportate nella battaglia dei Busta Gallorum. La vittoria bizantina fu vanificata pochi anni dopo dalla conquista longobarda dell’Italia. Tuttavia, la storiografia italiana ha celebrato e incensato i Bizantini come i liberatori dell’Italia dalla barbarie di Totila e dei Goti. E papa Gregorio Magno, a oltre quarant’anni dalla morte del re dei Goti, lo dipinge nei suoi “Dialoghi” come un feroce tiranno e un irriducibile persecutore. Nei racconti di Gregorio Magno, Totila getta a un orso il vescovo Cerbonio che però placa la bestia e in un eccesso d’ira sadica fa scorticare e decapitare Ercolano, il santo vescovo di Perugia, la cui testa e la cui pelle ricrescono prodigiosamente sul corpo a quaranta giorni dalla morte. In un altro eccesso di gratuita crudeltà, fa incatenare sotto il sole il vescovo Fulgenzio, ma interviene per miracolo un temporale che bagna tutti tranne il religioso e il cerchio entro cui è stato incatenato. E la lista delle persecuzioni potrebbe continuare. Tutte queste scelleratezze, Totila le compie dopo essersi genuflesso pentito ai piedi di San Benedetto che lo riconosce nonostante il travestimento da scudiero, gli rimprovera il molto male compiuto e gli profetizza la morte al decimo anno di regno. Cosa che rende queste crudeltà particolarmente assurde.

Ma quanto è attendibile questa versione dei fatti che presenta i Bizantini come i liberatori e Totila come il crudele persecutore?

Innanzitutto, esaminando “La Guerra Gotica” di Procopio di Cesarea, cronista contemporaneo al conflitto, vediamo che i Bizantini non si comportarono affatto come civili liberatori. Procopio era al seguito dell’esercito imperiale e a servizio di Giustiniano. Avrebbe avuto tutto l’interesse a glorificarli. Eppure, ci racconta che a Napoli i mercenari bizantini massacrarono i civili persino nelle chiese. E che sotto il comando di Giovanni il Sanguinario misero a ferro e a fuoco il Piceno prendendo gli abitanti come schiavi. Ci fa anche il resoconto delle abituali violenze che infliggevano alla popolazione: «gli italiani venivano depredati dei loro beni personali dall’esercito dell’imperatore e inoltre, capitava loro di subire violenze e persino di essere uccisi senza alcun motivo».

Per contro, Procopio ammira il comportamento magnanimo di Totila verso i civili e i nemici, per quanto il sovrano sia un “barbaro”. Dopo le sue vittorie a Faenza e nel Mugello e dopo la presa di Rossano e delle altre roccaforti, Totila lascia i prigionieri nemici liberi di andarsene o di arruolarsi nelle sue truppe. Risparmia alle nobildonne di Cuma le violenze dell’esercito. Dopo la resa di Napoli fa distribuire viveri ai cittadini affamati e lascia la guarnigione nemica libera di andarsene dopo averla rifornita di provviste. Condanna a morte un soldato goto che ha fatto violenza a una ragazza napoletana e risarcisce quest’ultima. A Roma ascolta la supplica del diacono Pelagio fermando le violenze sui cittadini e impedisce ai Goti ogni vendetta su Rusticiana, la vedova di Boezio accusata di finanziare i Bizantini. E mentre attraversa l’Italia, il sovrano non permette alle sue milizie di devastare le campagne e di far danno ai contadini.

Totila punisce con la mutilazione il chierico Valentino e con la morte il comandante Calazar, ma lo fa perchè l’uno ha mentito in interrogatorio e l’altro ha finto di trattare. Quindi non castiga questi individui per sadismo e crudeltà, ma per le tipiche idee d’onore di un condottiero altomedievale.

Infine, Totila punisce i patrizi siciliani saccheggiando i loro latifondi perchè sono passati dalla parte dei Bizantini nonostante i privilegi concessi dai Goti.

Il fatto più terribile narrato da Procopio (il saccheggio e la strage dei cittadini di Tivoli) avviene senza essere riconducibile a un ordine di Totila. I soldati della città aprono le porte a un reparto di Goti per liberarsi della guarnigione bizantina, ma i Goti entrano e non risparmiano nessuno.

In definitiva, Procopio di Cesarea presenta Totila come un personaggio positivo anche se capace di castigare con durezza. Particolarmente toccante è il passo in cui commenta la tragica morte del re goto nella battaglia che lo contrappose al generale bizantino Narsete: «La fine che gli toccò non fu degna delle sue passate imprese perché prima ogni iniziativa gli era andata a buon fine e la morte non coronò i suoi meriti. Anche questa volta il destino mostrò chiaramente di volersi divertire beffandosi dell’Umanità e dando una dimostrazione di quanto siamo illogiche e imprevedibili le sue decisioni».

Nessuno ha mai scritto un simile necrologio per il proprio nemico, dichiarandolo vittima di un Fato ingiusto che non lo ripagò dei suoi meriti!

Neppure una fonte cattolica come il Liber Pontificalis che dovrebbe vedere un re eretico con sfavore, ci presenta Totila come un mostro di crudeltà. Anzi, vi si legge che il re dei Goti abitò con i Romani come un padre con i figli (Vita Vigili, 7, 107)

A questo punto, che valore dobbiamo dare ai Dialoghi di Gregorio Magno?

Intanto, i Dialoghi non sono una fonte storica. Lo storico Gustavo Vinay li trattò come un’opera meramente letteraria e dottrinale. La medievista Gina Fasoli li definì una raccolta di “pie leggende” e “sorprendenti miracoli” volta a impressionare individui superstiziosi come i Longobardi per spingerli a convertirsi al cattolicesimo. Persino lo storico della Chiesa H.J. Vogt afferma che occorre valutarli con estrema cautela. E la cautela è di certo necessaria se riflettiamo sulla mentalità di Gregorio Magno e sui motivi dei suoi rancori verso Totila:

  • Questo papa proveniva da un’insigne famiglia dell’aristocrazia senatoria. E l’aristocrazia senatoria fu un ceto sociale penalizzato da Totila. Il sovrano, infatti, privò i senatori dei loro latifondi concedendoli ai coloni che pagavano il canone ai Goti. Pertanto, un aristocratico romano non poteva non detestarlo.

  • Inoltre, Gregorio Magno era padrone di molti schiavi e mandò il suo notaio Bonifacio in Sardegna ad acquistarne di nuovi. Escogitò una giustificazione religiosa per la schiavitù dicendo che proveniva dal peccato e da una misteriosa disposizione di Dio che faceva nascere alcune persone più in basso di altre. E il volere di Dio non poteva essere disatteso dall’uomo. Totila, che liberò gli schiavi del patriziato facendoli militare nel suo esercito, era quindi colpevole di aver sovvertito l’ordine sociale voluto da Dio.

  • Infine, come portavoce dell’ortodossia cattolica, Gregorio nutriva una forte avversione per gli eretici. Nei suoi racconti l’eretico è sempre un simbolo del Male, un seguace del Diavolo spesso punito da sensazionali interventi divini. Gregorio Magno si riferisce a Totila chiamandolo “perfidus rex”, ma “perfidus”, come spiega il De Lubac, è sinonimo di eretico ariano. Nei Dialoghi, pertanto, l’eretico re dei Goti non può che essere un personaggio diabolico.

Sulla falsariga di Gregorio Magno, nascono nel Medioevo molte leggendarie storie di martiri (“Passiones”) in cui Totila è un mero espediente dell’agiografo per indicare il Carnefice, il Persecutore, il Malvagio Eretico. In molte di queste “Passiones”, Totila è persino confuso con Attila. Anche il Villani nella sua Cronaca lo scambia per Attila e gli attribuisce una distruzione di Firenze storicamente non avvenuta. Così, su questo sovrano è calata un’ immeritata leggenda nera assai dura a morire.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Riguardo ai Dialoghi di Gregorio Magno:

Deschner Karlheinz ,Storia criminale del Cristianesimo, Volume IV Alto Medioevo a cura di Carlo Pauer Modesti, Edizioni Ariele, Milano

Gregorio Magno, Storie di santi e diavoli, Vol I, (a cura di S. Pricoco, M.Simonetti), Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, 2005

Vinay Gustavo, Alto Medioevo latino. Conversazioni e no, Napoli, Guida Editori 1978

Riguardo a Totila:

Laura Carnevale, Totila come perfidus rex tra storia e agiografia, Vetera Christianorum 40, 2003, 43-69  Manlio Pastore Stocchi, Totila, Enciclopedia Dantesca, Treccani rocopio di Cesarea, Le guerre: persiana, vandalica, gotica a cura di Craveri M., F.M. Pontani, Torino, Einaudi, 1977                                                     Procopio di Cesarea, Le guerre: persiana, vandalica, gotica a cura di Craveri M., F.M. Pontani, Torino, Einaudi, 1977

Di Anna Bozzetto: nel 2001 consegue la laurea in Giurisprudenza. In seguito alla visione della pellicola “La ricerca della felicità”, rimane colpita dalla frase del protagonista “Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto”. Decide pertanto di conseguire un vecchio sogno già in essere dai tempi del Liceo Classico, ovvero scrivere. Si dedica con passione alla stesura del suo primo romanzo storico, realizzando nel frattempo articoli e approfondimenti di Storia Antica e Medievale per diversi siti e portali.

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