Ritirare i risparmi dalle banche?

ritirare i risparmi dalle banche

Mai come in questi giorni di limbo politico, proprio mentre il debito pubblico veleggia oltre il 120% del PIL (80 miliardi di interessi annui) e non si intravedono concrete possibilità di stimolare la ‘crescita’ senza l’assenso di chi crea e presta la moneta, gli spettri greci aleggiano minacciosi sulle teste degli italiani.

Questa congiuntura non poteva che rinfocolare il dibattito – molto discusso su internet da almeno un quinquennio – circa l’opportunità di ritirare i risparmi dai conti bancari, nel timore che nel prossimo futuro sul Paese possa abbattersi un malaugurato terremoto economico in salsa euro-greca.

Si moltiplicano gli appelli a trasformare in una azione di lotta concreta la gran mole di parole dette e scritte contro la dittatura del debito, ritirando collettivamente i risparmi dai conti bancari. Cosa in teoria fattibile, dato che basterebbe la chiusura congiunta di un numero relativamente esiguo di conti correnti per fare saltare il banco. Tutto ciò a causa di una ‘anomalia giuridica’ (si scrive così, ma si legge frode legalizzata) che sulla base di alcuni faziosi calcoli statistici autorizza gli istituti di credito a ‘reinvestire’ i capitali depositati dai correntisti. Alludo al meccanismo della ‘riserva frazionaria’ (v. correlati).

Cos’è la riserva frazionaria?
Da Wikipedia:
“La riserva frazionaria è la percentuale dei depositi bancari che per legge la banca è tenuta a detenere sotto forma di contanti o di attività facilmente liquidabili. (…) Per fare un esempio, se la riserva è del 2% (soglia in vigore in UE – n.d.r.) ogni 100 euro di depositi la banca deve tenere 2 euro in attività liquide o facilmente liquidabili, mentre può prestare i restanti 98 euro.”

“Nessuna banca ha in cassa tutti i soldi che i cittadini hanno depositato: gran parte di questi soldi sono impegnati in prestiti verso aziende ed altri soggetti. Nel momento in cui molti risparmiatori decidessero di ritirare i loro soldi (ne hanno tutto il diritto) la banca di riflesso sarebbe costretta a chiedere ai debitori di rientrare. Purtroppo proprio in questo periodo di crisi è difficile per le aziende e le famiglie estinguere i loro debiti, ecco quindi che le banche rischiano fortemente l’insolvenza.” (Fonte)

C’è chi sostiene che in effetti le banche siano legittimate a prestare addirittura dei multipli creati dal nulla delle somme ricevute in deposito, ma in questo post mi rifarò alla versione main-stream riportata da Wikipedia. Non importa se in effetti si tratti di motivazioni reali o di facciata. L’importante ai fini del discorso è che sulla scorta di quanto sancito dalla giurisprudenza, se avesse luogo la ‘corsa agli sportelli’, gli istituti di credito sarebbero tenuti a restituire nella immediatezza fondi per appena il 2% dell’ammontare dei depositi. E’ superfluo specificare che se per i depositi a medio e lungo termine è comprensibile che la banca reinvesta il denaro dei risparmiatori, buon senso avrebbe voluto che il legislatore impedisse la pratica di ‘reinvestimento’ semi-integrale delle somme in conto corrente, per via della loro elevata mobilità. Purtroppo così non è stato. Perciò, in caso di corsa agli sportelli, una volta soddisfatte le richieste del primo 2% di clientela, gli istituti bancari sarebbero del tutto legittimati a subordinare la soddisfazione delle successive istanze di prelievo al rientro dei capitali precedentemente ‘reinvestiti’ sulla base del principio della ‘riserva frazionaria.’

Insomma è molto probabile che la banca non sarebbe in grado di far fronte ad una corsa agli sportelli, specie in una fase come quella attuale. Quindi cosa accadrebbe?

“Le ipotesi più accreditate per uno scenario simile vedrebbero gli asset della banca messi in liquidazione. Questo significa che il gruppo in fallimento verrebbe acquisito da un altro istituto bancario o dallo Stato stesso, andando incontro a un processo di nazionalizzazione definitiva o temporanea. (…) l’acquirente ‘erediterebbe’ anche tutti gli obblighi verso i clienti della banca.”

Tutto ciò nella eventualità che il fallimento coinvolga un’unica banca o comunque un limitato insieme di banche, operanti all’interno di una economia in salute. Ma cosa succederebbe se il fallimento coinvolgesse molti istituti bancari (o tutti) di un paese a propria volta in odore di fallimento?

Gli esperti economisti televisivi affermano che nella peggiore delle ipotesi in Italia subentrerebbe il FITD, uno speciale consorzio bancario a tutela dei risparmiatori.

Cos’è il FITD?
“Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, costituito nel 1987, è un consorzio obbligatorio riconosciuto dalla Banca d’Italia. Se una banca ha problemi di liquidità il fondo interviene, ad esempio in caso di temporanea insolvenza o fallimento. Il fondo consiste in un accantonamento contabile e in un patto di solidarietà fra istituti di credito.”

Insomma, secondo il mantra ripetuto dagli economisti che riempiono le poltrone dei talk show, il FITD tutelerebbe ciascun cliente da una eventuale insolvenza degli istituti di credito.
Dunque possiamo dormire sonni tranquilli? C’è chi è convinto di no. Ad esempio:

“Ho scoperto da tempo che il FITD non è un fondo reale come l’immaginario collettivo pensa, vista la parola Fondo, in quanto non esiste come tale (un ‘cassetto’ in cui messi da parte dei soldi o valori per far fronte a situazioni di insolvibilità di una o più banche italiane). E’ soltanto un intento, anche se messo nero su bianco, degli istituti italiani. Inoltre esistono diverse eccezioni, tra cui l’art 27 del FITD. Mi faceva notare a questo proposito il consulente finanziario della **** Bank, che la lettera L basta da sola a non far rientrare nella tutela del conto corrente”

Andiamo perciò a vedere sul sito del FITD, nella sezione Garanzia dei Depositanti, la sezione L del punto 4 (Esclusioni dalla Garanzia).
Sono esclusi dalla garanzia:
(…)
L) i depositi per i quali il depositante ha ottenuto dalla banca, a titolo individuale, tassi e condizioni che hanno concorso a deteriorare la situazione finanziaria della banca in base a quanto accertato dai commissari liquidatori.
In effetti non il massimo della chiarezza. Un Fondo che – non essendo materialmente disponibile ed esistendo solo sotto forma di ‘comune intento’ – potrebbe costituire un paracadute solo nel caso del fallimento di singole banche, ma non a seguito di un collasso su scala nazionale. Elemento che gli economisti dei talk show tendono a ‘trascurare.’

“Se è vero che tutti i depositi sono garantiti da un apposito fondo fino a 100.000€, c’è anche da dire che il fondo non ha le risorse per sopperire ad un fallimento in massa di un sistema bancario nazionale”

Per cui proviamo a chiederci a chi potrebbe convenire realmente che si scateni una corsa agli sportelli. Forse a quel 2% di risparmiatori accorsi a ritirare i soldi prima di tutti gli altri?

Avete presente la Teoria dei Giochi?

“Prelevare i propri risparmi conviene al singolo per il semplice fatto che se gli altri depositanti prelevassero prima di lui la banca potrebbe fallire con la conseguenza di mandare in fumo tutti i suoi risparmi.”

Verosimilmente la corsa agli sportelli manderebbe gambe all’aria un gran numero di cittadini, anche indirettamente, dato l’impatto che avrebbe sulla economia reale. Ed in una fase difficile come quella attuale, fornirebbe al potere ampio spunto per allestire chissà quale grande show.

Coloro che invitano la gente a partecipare ad azioni collettive finalizzate a sconvolgere il sistema bancario (come il simpatico ex calciatore Eric Cantona ) – ritengono che l’unico modo di opporsi alla dittatura del debito sia attraverso lo scontro frontale. Da parte mia non ne sono poi così convinto. Nel caso specifico ad esempio il ‘bug’ della riserva frazionaria in abbinamento alla congiuntura economica rischierebbe di provocare un disastro di proporzioni bibliche. Nessuno può garantire che un default del sistema bancario su scala nazionale si tradurrebbe in una liberazione dal debito. Tutt’altro. Mentre appare concreta la possibilità che i risparmi di tutta la nazione finiscano realmente in fumo. Vale la pena di rischiare?

Dunque cosa fare?
Visto che gli argini non sono ancora tracimati e che l’operazione è ancora fattibile, il consiglio per chi non si senta tranquillo è di fare il da farsi, ma con gradualità ed adottando un basso profilo.

La corsa al prelievo collettivo alla luce di quanto appena detto rischia di trasformarsi in un bagno di sangue, data la facile strumentalizzabilità politica ed economica del suoi effetti. L’ideale sarebbe invece agire individualmente e senza clamore, così da non rischiare di scatenare reazioni a catena dai risvolti imprevedibili. Mai come di questi tempi è necessario mantenere la calma ed evitare di ricadere negli errori del passato. La magistratura sta iniziando a dare segni di risveglio, e sempre più spesso accade che i tribunali riconoscano e condannino i crimini degli istituti bancari. Tutto ciò nell’attesa che chi ne ha facoltà si decida a riformare le norme che regolano i rapporti tra cittadini, stati e poteri sovranazionali e finanziari.

Un successo annunciato.
A proposto, congratulazioni al Movimento 5 Stelle per lo storico exploit elettorale, riuscito anche grazie al massiccio contributo dei mass media, quegli stessi mass media che dopo avere ignorato Grillo e le sue campagne per circa 9 anni, hanno rimosso il velo di ostracismo ed inglobato il M5S nel loro grande film in technicolor.

Ho guardato su YouTube la conferenza di Crimi e Lombardo e – benché in alcuni punti mi abbiano ricordato il film Fight Club, quando gli accoliti ripetevano come un mantra le regole dettate dal grande capo – nel complesso mi sono parse persone serie e motivate. Riusciranno a resistere alle sirene di Saturno, o come puntualmente accade in questi casi, Smeagol si trasformerà in Gollum?

Volevo anche spendere due parole per Bernini, esponente del M5S ridicolizzato per avere avuto il coraggio di denunciare in TV il fenomeno tutt’altro che improbabile dei chip corporei. Come giorni fa scriveva un commentatore sul blog, la maledizione della società attuale è che se un problema si profila all’orizzonte, chi cerca di dare l’allarme è additato come un idiota o un pazzo; l’opinione pubblica prende atto dei guai solo quando a denunciarli sono i mass media controllati da chi i guai li crea. Non ha molto senso. 5 anni fa se parlavi di Circolo Bilderberg c’era sempre qualche buontempone che tirava in ballo i film di James Bond. Ed è sotto gli occhi di tutti la grave campagna denigratoria e persecutoria di cui sono tuttora vittime attivisti come Rosario Marcianò del sito Tanker Enemy  ed il magistrato Paolo Ferraro (link), per via delle loro coraggiose denunce.

Secondo alcune fonti, dietro il M5S si celerebbero poteri forti e società segrete. Il cambio di atteggiamento denotato da Beppe Grillo nei confronti di un tema di enorme importanza come quello della sovranità monetaria, non ha fatto altro che alimentare tali dubbi. Ma quali poteri forti – ha più volte chiosato il leader genovese per motivare l’abbandono dell’argomento nei suoi post e comizi – semplicemente, la gente non è ancora pronta per comprendere un argomento così complesso. Bene, sarà come dice lui. Tuttavia ora per Grillo è finito il tempo di veicolare informazioni da un palcoscenico o dalle pagine di un blog, ed è giunto quello di governare. La piena comprensione popolare dei meccanismi di creazione della moneta, in questo momento, conta poco. Ciò che conta è che il quadro sia chiaro a chi ci governa, così che agendo in concreto possa restituire la sovranità monetaria alla nazione. E’ questo il bello del ritrovarsi a capo del primo partito d’Italia: che dalle parole puoi passare ai fatti. E sarà proprio con i fatti – a meno di stravolgimenti eclatanti – che il M5S avrà modo di dimostrare di che pasta sia fatto. La verità si rispecchierà nel tipo di relazioni che deciderà di intrattenere con quel potere finanziario che finora ha disposto della politica come meglio ha creduto.

Tratto da anticorpi.info

 

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