PREVENIRE E CURARE IL CANCRO CON L’ ALIMENTAZIONE

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Parlare di cancro oggi è come inoltrarsi in un campo pieno di dolore, delusione, impotenza.
Esso rappresenta una delle maggiori cause di morte del mondo occidentale.
Ma non è sempre stato così. Nei tempi antichi era una patologia estremamente rara e sporadica e, in alcune culture, pressochè sconosciuta.
Nei sacri testi della medicina indiana antica (I sec. d.C.) comincia timidamente a comparire e subito viene messo in relazione, insieme ad altre malattie, con il progressivo deterioramento dell’alimentazione e l’allontanamento dai cibi semplici offerti dalla natura.
Con il passare dei secoli lo ritroviamo ai primi posti nelle classifiche di incidenza e mortalità, dopo aver assistito a un cambiamento profondo del nostro modo di vivere e di alimentarci.
La relazione tra tali eventi apparirebbe chiara alle persone di buona volontà e di normale intelletto, invece, per fronteggiare questa patologia, si è dovuto costruire un armamentario terapeutico e tecnologico che, nel tempo, non ha portato a nulla di più che a una certa precocità della diagnosi.
Questo enorme apparato ha però divorato ingenti risorse economiche che gli stati hanno generosamente concesso, senza apparentemente chiedere nulla in cambio, se non il funzionamento del sistema stesso.

La ricerca indipendente
Ma è proprio vero che il mondo del cancro e la ricerca su di esso debbano essere ineluttabilmente predeterminati?
Molti studiosi, negli anni, hanno cercato di percorrere strade diverse rispetto a quelle tradizionali, e quasi sempre con ottimi risultati, ma si sono dovuti scontrare con un apparato immensamente potente che li ha delegittimati e ridotti al silenzio. È il caso di Cooley, Breuss, Moermann, Bonifacio, Gerson, Kousmine, Pantellini, Hamer, Di Bella e altri ancora.
L’accusa mossa a questi ricercatori è sempre stata la stessa: l’inefficacia terapeutica (vedi le famose sperimentazioni/beffa sul metodo di Di Bella e prima ancora su quello di Bonifacio) e la mancanza di studi pubblicati su riviste scientifiche accreditate che sono, in genere, direttamente finanziate dalle multinazionali farmaceutiche, pertanto tutt’altro che indipendenti.

Allora cosa rimane da fare dopo essersi scontrati con i famosi mulini a vento?
Credo che convenga riprendere un antico percorso di salute e di ricerca, cioè quello rappresentato dall’alimentazione.
Evidentemente il mondo è molto cambiato per potersi nutrire direttamente dalla natura senza la mediazione del supermercato, ma rimangono ancora preziosi margini di intervento.

La trofoterapia, ovvero la cura attraverso il cibo dovrebbe ripristinare l’equilibrio biologico del nostro corpo soddisfacendo tre istanze fondamentali :
1) ripristinare l’equilibrio acido-base che dovrebbe essere lievemente alcalino per compensare l’acidosi, terreno fertile per infiammazioni e malattie degenerative;
2) ridurre lo stress ossidativo per limitare i danni che le cellule e i tessuti subiscono ad opera dei radicali liberi, qualora siano in eccesso;
3) apportare una maggiore quantità di micronutrienti che, nella moderna alimentazione industriale, sono man mano andati perduti e che invece il nostro organismo reclama per le sue funzioni biologiche: vitamine, minerali, oligoelementi, enzimi.

In che modo possiamo ottemperare alle giuste richieste del nostro organismo attraverso una sana alimentazione?

I principi dell’alimentazione preventiva e curativa
In primo luogo dobbiamo evitare di intossicarci ulteriormente prediligendo alimenti biologici privi di sostanze chimiche estranee e tossiche come pesticidi, erbicidi, concimi chimici oltre a tutti i molteplici additivi alimentari come i conservanti, coloranti, edulcoranti che, oltre a mascherare le carenze organolettiche dei cibi di pessima qualità, presentano frequentemente un’azione cancerogena.

Inoltre è sempre meglio scegliere i cibi integrali, specie i cereali, che sono ricchi di minerali, fibre e acidi grassi essenziali, sostanze in grado di apportare quei micronutrienti dei quali il nostro corpo ha un disperato bisogno.
Ci sono molti alimenti di uso pressoché quotidiano che, oltre a soddisfare le condizioni riferite in precedenza, possiedono anche una vera e propria azione anticancro. Parliamo della famiglia delle Crucifere e Brassicacee cioè i cavoli, i broccoli, i cavolini di Bruxelles, il crescione, le rape, la verza ecc. che attraverso alcune sostanze in essi contenute (isotiocianati, ditioltioni, indolo-3-carbinolo), sono in grado di sviluppare un’azione antitumorale diretta, un’azione antiproliferativa, e un’altra disintossicante dai carcinogeni assunti.

Altri alimenti solforati (detti così in quanto contengono zolfo organico, fondamentale per i nostri meccanismi di difesa) sono quelli appartenenti alla famiglia delle Alliacee come l’aglio, la cipolla, il porro, lo scalogno, l’erba cipollina, che rivestono un ruolo protettivo contro i tumori estremamente potente ed efficace. È necessario aggiungere che tutti questi ortaggi, per esplicare pienamente la loro azione, devono essere consumati crudi o, in alternativa, cotti brevemente al vapore per preservare i loro principi attivi che sono frequentemente termolabili.

Inoltre i frutti di bosco (lampone, mirtillo rosso e nero, ribes, ecc.) sono ricchi di sostanze anticancro efficaci come l’acido ellagico, fenilico e clorogenico, inoltre contengono dei pigmenti ad azione antiossidante.

Gli stessi agrumi (arance, limoni, mandarini, ecc.) sono ricchi di polifenoli e flavonoidi e mostrano interessanti proprietà in campo oncologico. È nota, infatti, la relazione tra l’abbondante consumo di agrumi freschi ed il basso rischio di sviluppare tumori specie quelli a carico dell’apparato digerente.

Gli stessi legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli, cicerchie, fave, soia, ecc), un tempo validi sostituti della carne, dovrebbero, a buon diritto, tornare ad esserlo. La ricchezza in principi antinutrizionali di questi alimenti (come i fitati e gli inibitori delle proteasi) ne ha evidenziato un’inedita azione anticancro. La combinazione dei cereali integrali con i legumi è sopravvissuta indenne nei secoli e può essere considerata uno dei punti di correttezza nutrizionale dell’antica dieta mediterranea famosa per gli effetti positivi sulle malattie cardiovascolari e degenerative tumorali.

Con questi alimenti si può sicuramente imbandire una tavola salutare ed economica, escludendo o riducendo drasticamente il consumo di proteine animali, specie quelle derivate da carni e latticini.
Infatti la celebre dieta mediterranea antica, riscoperta e valorizzata in tempi più o meno recenti, possedeva sicuramente un’azione antinfiammatoria e protettiva dall’insulinoresistenza, con conseguente riequilibrio metabolico e protezione dallo stress ossidativo. Essa era composta fondamentalmente da cereali integrali, pasta di grano duro, legumi, verdure non amidacee, olio di oliva, frutta, semi oleosi come olive, mandorle, noci, nocciole e, a seconda della possibilità o della collocazione geografica, alcune quantità di pesce appena pescato.

La dieta mediterranea, in uso nei paesi dei quali anche l’Italia fa parte, da simbolo di correttezza nutrizionale è approdata, dopo infiniti stravolgimenti, alla nostra alimentazione industriale moderna con le conseguenze che tutti conosciamo.
La dieta occidentale moderna, infatti, si compone prevalentemente di pane e cereali raffinati, carni, salumi, formaggio, burro, margarine, patate, zucchero e dolciumi.
L’acqua o il poco vino rosso sono stati sostituiti dalle innumerevoli bibite gasate, colorate, dolcificate o dai superalcoolici e dagli alcoolici da supermercato (birre e vino nei cartoni), dei quali molto spesso si abusa.

Le sostanze chimiche contenute negli additivi alimentari, oltre a essere direttamente cancerogene, spesso fungono da interferenti endocrini sulla sintesi, secrezione e trasporto degli ormoni naturali del nostro corpo, predisponendolo a un ulteriore fattore di squilibrio.
Per questi motivi risulta fondamentale vigilare sulla corretta alimentazione della nostra famiglia e dei nostri bambini, i quali sono ancora più esposti all’azione nociva dell’alimentazione industriale moderna e rappresentano spesso il bersaglio preferito per promuovere la maggior parte dei cibi spazzatura.

Si può completare la nostra tavola della salute con l’uso frequente di altri alimenti come la curcuma, conosciuta da millenni e apprezzata oggi per le sue proprietà antinfiammatorie e antitumorali, il tè verde, da consumare frequentemente durante la giornata con i suoi polifenoli anticancro e l’azione antiossidante, i funghi medicinali, a cominciare dai nostri comuni champignons (agaricus bisporus), per finire con quelli di origine orientale dotati di spiccate doti di prevenzione e cura dei tumori e utilizzati, talvolta, in forma concentrata, anche dalla medicina convenzionale, in associazione ad alcuni chemioterapici per potenziare l’azione di questi ultimi e ridurne, al contempo, gli effetti collaterali. Anch’essi dovrebbero essere usati crudi.

Il digiuno: un valido strumento per rimanere in salute
Il campo dell’alimentazione naturale è molto vasto e apportatore di benefici visibili anche se, talvolta, può essere utile favorire maggiormente le capacità depurative del nostro corpo attraverso periodi più o meno lunghi di digiuno.
È risaputo che il digiuno arresta la progressione del cancro e ne favorisce la regressione.

Nei primi decenni del Novecento, Rudolf Breuss, un naturopata tedesco, proponeva la sua cura del cancro attraverso un digiuno di 42 giorni integrato da succhi di verdure. Il suo ragionamento era semplice: bloccare l’apporto proteico. Poiché il nostro corpo necessita anche di proteine per i suoi fabbisogni, sarà costretto a cercarle al suo interno dove ci sia qualcosa di superfluo e disgregabile come le masse tumorali. Breuss affermava di aver guarito oltre mille pazienti affetti da cancro avanzato ad opera dei suoi trattamenti.

In Italia un simile percorso fu portato avanti da Luigi Costacurta che associò al digiuno altre pratiche igienistiche e fornì una maggiore caratterizzazione scientifica al suo metodo nutrizionale. Su questi concetti sono fiorite in tutta Europa delle cliniche del digiuno assistito (ricordiamo che non tutti sono in grado di sottoporsi ad una prolungata privazione di cibo).

La qualità della nostra alimentazione si riflette direttamente su quella del nostro sangue e delle cellule di ogni organo del nostro corpo, compreso il cervello.
È plausibile, quindi, che il cancro possa risultare da un enorme squilibrio nutrizionale prolungato nel tempo. Nelle società tradizionali, dove il cibo è strettamente legato alla natura, il cancro è pressochè sconosciuto. Se prolunghiamo nel tempo la nostra alimentazione scorretta e il nostro stile di vita incongruo, il nostro corpo finirà per esaurire la capacità di eliminazione delle tossine esogene che impregnano il nostro sistema circolatorio e intestinale.

Quando le cellule perderanno la loro capacità di funzionare, cominceranno i processi degenerativi, aggravati e favoriti dall’ambiente acido che, nel frattempo, si sarà formato. Non è tardi per invertire questa tendenza e modificare tante abitudini sbagliate.
Forse è giunto il momento per cominciare a farlo.

INTERTESTI
Infatti la celebre dieta mediterranea antica era composta fondamentalmente da cereali integrali, pasta di grano duro, legumi, verdure non amidacee, olio di oliva, frutta, semi oleosi come olive, mandorle, noci, nocciole.
È fondamentale vigilare sulla corretta alimentazione della nostra famiglia e dei nostri bambini, i quali sono i più esposti all’azione nociva dell’alimentazione industriale moderna

La ricerca indipendente sul cancro: Cooley, Moermann, Bonifacio

  1. Cooley
    Nei primi anni del Novecento un medico americano osservò la guarigione di un paziente da un cancro avanzato dopo ripetute infezioni batteriche. Sperimentò allora una condizione di shock settico in altri pazienti con cancri terminali, riuscendo a ottenere ottimi risultati.
    Sfortunatamente si era in epoca pre antibiotica e talvolta le infezioni non erano controllabili adeguatamente. In seguito utilizzò batteri uccisi riportando discreti successi. L’avvento della chemioterapia spostò l’attenzione su questi metodi che, oggi, si stanno riscoprendo come molto validi.

Moermann
Questo medico dei Paesi Bassi aveva osservato che gli animali, nella fattispecie i piccioni viaggiatori, non si ammalavano mai di cancro, se non in situazioni estreme dovute a una cronica carenza nutrizionale. Sperimentò su varie popolazioni di piccioni la sua teoria e ne estrapolò una somiglianza con l’essere umano.
Giunse alla conclusione che per un sano metabolismo, immune dal cancro, occorrevano otto sostanze fondamentali: acido citrico, ferro, iodio, vitamine A, B, C, E, zolfo. Moermann imputava l’insorgenza del cancro a una sorta di “deragliamento del metabolismo”.
Il fatto interessante era che queste sostanze dovevano essere assunte da cibi freschi, in abbondanza e tutti i giorni, quindi attraverso succhi di piante e frutti selvatici, uova (senza albume) e pane integrale. Con la sua dieta guarì centinaia di pazienti da forme tumorali avanzate

Bonifacio
Questo medico era in realtà un veterinario in un paesino del Salento. Osservò che le capre non si ammalavano mai di tumore e lo imputò a qualche fattore intrinseco da loro prodotto. Cercando di trasferire questa immunità dall’animale all’uomo, Bonifacio localizzò nell’intestino della capra gli elementi funzionali al suo desiderio e ne approntò un preparato che riscosse un notevole successo, anche nelle sperimentazioni cliniche. Sull’onda della pressione popolare si approntò una sperimentazione che abortì ancora prima di cominciare.
Il Dott. Zora, oncologo siciliano, raccolse il testimone, portando quelle caratteristiche di purezza e innocuità al preparato originario. Ma anche una seconda sperimentazione, fatta eseguire in America (non si sa perché) non ebbe alcun seguito. Il dottor Bonifacio intanto era morto, deluso e affranto.

 

BOX pagina 2
Gli alimenti con azione anti cancro
cavoli, broccoli, cavolini di Bruxelles, crescione, rape, verza
aglio, cipolla, porro, scalogno, erba cipollina
lampone, mirtillo rosso e nero, ribes,
arance, limoni, mandarini
fagioli, ceci, lenticchie, piselli, cicerchie, fave, soia
funghi
curcuma
tè verde

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