Il significato interiore del Natale

nataleQuesto grandioso momento veniva celebrato dall’uomo fin nella più remota antichità e rappresentava il mito universale della rinascita della luce.
Poiché è proprio durante il silenzio e la morte apparente della natura che si manifestano più intensamente le forze spirituali!
Questo momento è in realtà una ri-nascita, in quanto ciò che oggi è ridotto a una potenzialità assopita dentro di noi rappresentava, un tempo, l’Uomo Originale in tutto il suo splendore, il “Figlio di Dio”.
Anche se prigioniera nella sua dimensione spazio-temporale, l’umanità riceve periodicamente – ancora e per fortuna – un impulso di luce con la possibilità di un divenire cosciente superiore.

Come un tempo la Terra è stata visitata dai “messaggeri del Sole” – Melchisedech, Zoroastro, Ermete Trismegisto, Lao-tse, Budda e altri – così la nostra era è illuminata dalla figura di Gesù Cristo.
Tutti loro nacquero da una vergine Maria, da una Myriam, cioè dal puro etere originale della sostanza primordiale.
Nella quasi totalità del mondo occidentale si rievoca, con la festa del Natale, la nascita di Gesù, che duemila anni fa venne sulla Terra – si dice – per prendere su di sé i peccati del mondo.
Ma cosa significa che Gesù Cristo è venuto a prendere su di sé i peccati del mondo? Quali sono – innanzitutto – i peccati del mondo? Oggi, cosa dobbiamo intendere come “il peccato dell’umanità” che Gesù Cristo è venuto a redimere?

Secondo Ermete Trismegisto, il vero – forse l’unico – peccato degli uomini, quello di cui tutti noi portiamo indiscutibilmente il marchio, è quello di aver perso la coscienza dell’Origine e di vagare come ciechi tra i flutti dell’esistenza.
Ecco che allora per “redimere i peccati del mondo” occorre portare agli uomini la Luce della Conoscenza, la Luce dello Spirito, la conoscenza dell’Origine divina.
Questo era – ed è – il compito del Cristo.
Se proviamo per un attimo a staccarci dall’abituale immagine del Cristo che ci è sempre stata suggerita, potremo forse iniziare a comprendere che il Cristo non va identificato con un uomo vissuto duemila anni fa e morto su una croce, ma con una forza divina onnipresente ed eternamente irradiante.
In realtà, il racconto della nascita di Gesù a Betlemme presenta, in forma allegorica, la nascita della Luce divina nell’uomo che intraprende il cammino della liberazione.
Purtroppo, l’ingenua credenza che Gesù Cristo abbia salvato il mondo e liberato gli uomini senza alcuna partecipazione cosciente da parte loro ha già avuto per l’umanità disastrose conseguenze.
Poiché, come diceva il mistico tedesco Angelo Silesio: “anche se Cristo fosse nato mille volte a Betlemme, ma non nei nostri cuori, noi saremmo nondimeno perduti”.

Sarà ora certamente più semplice comprendere la leggenda del Natale come un racconto simbolico, come un abito necessario a velare un’esperienza interiore, la nascita della Luce nell’uomo.
Quando Giuseppe e Maria arrivano a Betlemme e Gesù sta per nascere, non v’è posto in albergo– cioè nell’essere terrestre che l’uomo abita provvisoriamente – per stranieri come loro.
Gesù nasce così in un’oscura grotta, adibita a stalla: il nostro cuore. È infatti il nostro cuore, spesso divenuto ricettacolo di tristi e meschine passioni, l’unico misero ricovero che possiamo offrire alla luce cristica.
Testimoni di questa santa nascita, vi sono nella grotta il bue e l’asino, cioè la nostra volontà divenuta silenziosa e la nostra ragione limitata e impotente ad afferrare le cose di Dio.
Una stella a cinque punte brilla sulla grotta: un caldo ardore e una pace intensa si riversano nell’uomo che ha ridestato in sé il principio nucleare divino. La Luce accompagna la nascita della Luce.
Il principio spirituale nel cuore dell’uomo inizia a brillare e tutte le potenze del Bene Unico si riuniscono per celebrare questo evento meraviglioso.
I pastori e i tre saggi d’Oriente vengono a rendere omaggio al neo-nato.
L’uomo nel quale ha avuto luogo questa nascita constata che per lui ha inizio una nuova vita.
L’alba di un nuovo giorno risplende all’orizzonte e i tre Re Magi – i tre aspetti superiori della personalità – arrivano a Betlemme per offrire l’oro di un cuore aperto e colmo di fede, l’incenso della speranza che fa vivere e la mirra del calice dell’amore purificatore.

L’umanità sta entrando in una nuova era, l’era dell’Acquario.
Sarà un tempo in cui i valori terrestri muteranno molto rapidamente, poiché la materia va verso il suo declino e la fine del suo predominio avanza a grandi passi.
Unicamente entrando nel silenzio, nella pace di Betlemme, permetteremo al seme-Gesù di germogliare in noi.
Solo una preparazione intelligente e un’elaborazione scrupolosa possono permettere all’uomo di vibrare all’unisono con la forza cristica, che si manifesta con grande intensità nell’era dell’Acquario.
Ricordiamo ancora una volta la frase di Angelo Silesio: “anche se Cristo fosse nato mille volte a Betlemme, ma non nei nostri cuori, noi saremmo nondimeno perduti”.
Se in questi giorni vogliamo meditare sul significato del Natale non dimentichiamo di tener presente che questa è la festa della nascita della Luce divina nell’uomo stesso e non una vuota commemorazione, ma un avvenimento grandioso, il cui primo passo va verso la rinascita dell’anima.
Solo quando questo evento sarà una realtà si potrà parlare di vera festa del Natale.

Fonte: LECTORIUM ROSICRUCIANUM

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